Case distrutte dal sisma in Abruzzo

Case distrutte dal sisma in Abruzzo

Una tecnologia usata finora soprattutto per scopi militari ha contribuito a individuare cinque persone ancora vive sotto le macerie di un palazzo, all’Aquila; altre 28 sono state trovate, invece, morte: è da lunedì sera, ininterrottamente, che il capitano di vascello Ugo Di Ceglie, si aggira tra i ruderi con la sua speciale termocamera.

Di Ceglie, ufficiale della Marina militare ed ingegnere, è capo della divisione elettroottica del Cisam, il Centro interforze studi e applicazioni militari di Pisa. Da sempre si occupa di termografia all’infrarosso, una tecnica che consente di individuare le sorgenti di calore.

“E’ un’applicazione normale in ambito Difesa”, spiega. “Un esempio? Noi studiamo come ridurre le sorgenti di calore dei fumaioli di una nave per impedire che venga colpita da da un missile a guida termica”.

E che c’entra il terremoto? “E’ stato come un flash”, risponde il comandante di Marina. “A me e al collega Samuele Pasanisi è venuto in mente che la termocamera sarebbe potuta servire per individuare i corpi, la cui temperatura è diversa da quella delle macerie. Era solo un’idea, ma la proposta è stata immediatamente recepita. Lunedì pomeriggio siamo partiti e la sera eravamo all’Aquila. Abbiamo cominciato subito”. Di Ceglie spiega che “bisognava fare in fretta: più il tempo passava, infatti, più i corpi si sarebbero raffreddati, sia dei vivi che dei morti. E più difficile sarebbe stato individuarli sotto le macerie”.

Il team della Marina è stato assegnato al comando dei vigili del fuoco dell’Aquila e, insieme alle loro unità cinofile, si é messo al lavoro a piazzale Paoli, dove è completamente crollata una palazzina con molti appartamenti affittati agli studenti. “Era un’incognita, non abbiamo potuto sperimentarla prima, ma la nostra tecnologia si è rivelata molto utile”, racconta l’ufficiale. “La termocamera, passando sopra le macerie, evidenzia con dei colori le variazioni della scena termica. Alla fine, lavorando in sinergia con i vigili del fuoco, abbiamo individuato ed estratto 33 corpi: cinque persone erano ancora vive e, tra queste, l’ultima superstite”.

Gli specialisti del Cisam si sono trasferiti ora in piazza Duomo e continuano le ricerche, ma Di Ceglie ammette che la termocamera difficilmente, ormai, potrà rivelarsi utile. “L’ultima vittima recuperata – dice – aveva una temperatura intorno ai 22 gradi e siamo stati in grado di vederla sotto mezzo metro di macerie. Le immagini però ora si stanno uniformando ed è sempre più difficile individuare un corpo. A meno che, come tutti speriamo, qualcuno sia ancora vivo”.